Il Boschetto
14 luglio 2006 by
Boch
A due mesi esatti dalla chiusura definitiva di quello che sentivamo essere il “nostro” pub, l’ex “Old Fashioned Irish Pub” delle Vigne, pubblico qui sotto uno scritto del faccione Beppe.
E’ stato scritto nell’immediatezza dei fatti, ma lì per lì non è stato reso pubblico. Ora, a mente fredda, più che un epitaffio può risultare per molti una dolceamara macchina del tempo.
IL BOSCHETTO
Domenica e non è più domenica, non è più giorno di pub, non è più giorno di soste etiliche senza partenza, nè partenze etiliche senza sosta; non è più tempo d’abbronzatura “old fashioned” alla lampada al neon, e callo al gomito destro in attesa dell’ultimo lancio di freccetta, sperando che il punteggio sbraiti un bel 50 tondo tondo, che si strappa una mezza pinta offerta da Marco.
Non più le lunghe chiacchierate, mentre il metronotte sorride amaro a quelle ore che gli si dilatano sotto gli occhi e gli avventori gli strappano al quadrante, che sembra non procedere più nel verso giusto; non il fuoco di qualche discussione filosemita, o di qualche magheggio papale, o cavillo filosofico, nè furto calcistico, anche se proprio in questo momento non se ne sente il bisogno; non più i baci al balcone e le coppie che sfilano, si accarezzano, si ignorano e tornano vicine sullo stesso trespolo, sullo stesso motivetto che ormai si ignora completamente, o sulla stessa faldata, o al parapetto del palchetto di legno, come le rondini sui fili della luce.
Non i colli protesi e impiccati alle partite nel televisore ad angolo, mentre il conto alla rovescia si mescola ai cori e alle acredini, che si spengono come cerini tuffati in boccali di birra. Non le festività celebrate dalle sbronze e le celebri sbronze che sono diventate memorabili e festività da celebrare, con quel bisogno di bere che non estingue mai la voglia di colmare la vastità dell’anima che è come un’oceano che si ritira a volte e lascia nella secca gli ormeggi di navi fantasma e gli scheletri di ignote imprese.
Non le capannelle di persone che riconoscono sui volti un saluto che è quanto basta, che tanto è un in più e sinceramente non te ne frega poi tanto e che ti ricordi quando non ti capita più, e…cazzo, manca qualcosa…che sia il bottone di riserva della camicia, la cui assenza comincia a farsi notare, quando quello in mezzo al petto ha abbandonato il sito o proprio dove batte la pancia che reclama vendetta…tutta colpa di quella merda d’abitudine, che è come il culo che non vedi mai ma che ti porti appresso, su cui ti ci siedi e quando brucia ti rende tutto più scomodo, impossibile, assurdo…non la calura estiva all’addiaccio sulle sedie che barcollano alle sonore bestemmie, che sfidano la sorte del dio marafone e di madonna canasta.
Non l’insegna coperta dalla tenda, che si ripara dalla pioggia e dagli occhi indiscreti di chi non riesce a capire quei cumuli di accaniti fumatori assiepati uno in braccio all’altro con una manica fradicia e una asciutta, mentre dalla porta immobile filtra il movimento di una luce ombratile, soffusa e tiepida. Non il riparo dalle ore piccole, la siesta dopo la pausa pranzo o di lavoro, nè la chiacchiera malfidata, che rende amaro il caffè e che a volte si scioglie nello zucchero di una confidenza o in un bicchiere di vino offerto per errore durante il festeggiamento del compleanno di un qualcuno.
Non più il prepartita, nè il dopopartita, nè il durante di chi lustra il bicchiere e prepara la boccia di Montenegro o di Borghetti, tanto c’è chi continua a seguire la scia. Non l’improvvisata, nè l’appuntamento improvvisato e imprevisto dopo le 20 e prima delle 20 e tre quarti, quando per tutto il pomeriggio si è stati a sbattere le carte sul tavolo di legno, intinte in un’aperitivo che è iniziato alle 3 del pomeriggio di una maledetta domenica, perchè domani si ricomincia.
Non gli occhi lucidi in un abbraccio di brindisi e ricordi personali e in alto i calici che si brinda al ricordo e poi di nuovo ci si abbraccia e il sorriso per un amico, la ragazza o uno che passava di lì. Non il pensiero rivolto in treno alla serata di ieri e…forse ho esagerato un pò e…chi se ne frega…ma in fondo lui aveva proprio ragione…questa qua bisogna che gliela dica subito…ma no, tanto stasera ci si rivede al pub…e poi…chissà dov’è finita quella cazzo di serpe nel boschetto… qualcuno dice di averla vista ancora…forse quel qualcuno mente…sicuramente era ubriaco…o quel cazzo di serpe non c’è mai stata…o forse se l’è inghiottita il boschetto…
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lunedì, 17 luglio alle 14:14
Grande Beppone, come sempre!!1
venerdì, 15 dicembre alle 15:10
Non l’avevo mai letta,finalmente con le lancette sempre a rincorrermi ho trovato il tempo per addentrarmi nella tua “fumata etilica” e ti ringrazio perchè come sempre mi hai riportato davanti agli occhi scene che incominciano(purtroppo) a diluirsi…