Gruppo Faccioni

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  • scritto in data :
  • mercoledì, 30 gen 2008 alle ore 19:01
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30 gennaio 1972: Sunday Bloody Sunday

30 gennaio 2008 by Andrew

30 Gennaio 1972: Sunday Bloody Sunday

Era domenica, e a Derry faceva freddo. Era il 30 di gennaio del 1972, e come in ogni giorno del Signore in molti erano andati a messa. Dopo la santificazione della festa, però, gli stessi cattolici avevano un altro appuntamento: trattavasi di una manifestazione, non autorizzata, ma pacifica; una marcia con la quale intendevano protestare contro una prassi che aveva da poco preso piede in seguito a normative provenienti dal governo di Londra. Tale prassi era detta internment, e consisteva semplicemente nella possibilità, da parte delle forze dell’ordine, di trattenere qualsivoglia genere di soggetto sospetto, e di rinchiuderlo preventivamente in galera per un tempo pressoché indefinito e senza l’obbligo di rispettare i tempi procedurali utili all’apertura di un processo.

Ora, l’Irlanda del Nord (è proprio là che si trova Derry) non è che fosse proprio la più pacifica delle terre, per il semplice fatto che da una parte c’erano i republicans, cioè i discendenti degli indigeni irlandesi che volevano staccarsi dal Regno Unito e ritornare in seno alla Madre Patria, e dall’altra c’erano gli unionist, cioè i sostenitori dello status quo che voleva l’Irlanda del Nord sotto la corona britannica. A questo si aggiunga che i primi erano cattolici ed i secondi protestanti, e l’instabilità politica e sociale dell’Ulster (altro nome dell’Irlanda del Nord) è bell’e spiegata.

Sunday Bloody Sunday – U2

I can’t believe the news today
Oh, I can’t close my eyes
And make it go away
How long…
How long must we sing this song?
How long? How long…
’cause tonight…we can be as one
Tonight…
Broken bottles under children’s feet
Bodies strewn across the dead end street
But I won’t heed the battle call
It puts my back up
Puts my back up against the wall

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

And the battle’s just begun
There’s many lost, but tell me who has won
The trench is dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters
Torn apart

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

How long…
How long must we sing this song?
How long? How long…
’cause tonight…we can be as one
Tonight…tonight…

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

Wipe the tears from your eyes
Wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
(Sunday, Bloody Sunday)
Oh, wipe your blood shot eyes
(Sunday, Bloody Sunday)

And it’s true we are immune
When fact is fiction and TV reality
And today the millions cry
We eat and drink while tomorrow they die

Sunday Bloody Sunday – John Lennon

Well it was Sunday bloody Sunday
When they shot the people there
The cries of thirteen martyrs
Filled the Free Derry air
Is there any one amongst you
Dare to blame it on the kids?
Not a soldier boy was bleeding
When they nailed the coffin lids!

Sunday bloody Sunday
Bloody Sunday’s the day!

You claim to be majority
Well you know that it’s a lie
You’re really a minority
On this sweet emerald isle
When Stormont bans our marches
They’ve got a lot to learn
Internment is no answer
It’s those mothers’ turn to burn!

Sunday bloody Sunday
Bloody Sunday’s the day!

You anglo pigs and scotties
Sent to colonize the North
You wave your bloody Union Jack
And you know what it’s worth!
How dare you hold to ransom
A people proud and free
Keep Ireland for the Irish
Put the English back to sea!

Sunday bloody Sunday
Bloody Sunday’s the day!

Well, it’s always bloody Sunday
In the concentration camps
Keep Falls Road free forever
From the bloody English hands
Repatriate to Britain
All of you who call it home
Leave Ireland to the Irish
Not for London or for Rome!

Sunday bloody Sunday
Bloody Sunday’s the day!

Già dalla fine degli anni ’60, la situazione era diventata difficilmente gestibile. Col tempo, nel quartiere di Bogside di Derry si era venuto a creare il cosiddetto aggro corner, ovverosia l’angolo degli incazzati, una sorta di trincea o di barricata dalla quale i più scalmanati tra i republicans lanciavano quotidianamente ogni sorta di corpo contundente verso le truppe britanniche in missione a eterna tutela dell’unità del Regno.

Da qualche tempo, siamo tra il ‘71 e il ‘72, l’ordine giunto da Londra era pressappoco il seguente: sgominate quella banda di teppisti! (che, per ovvie motivazioni, erano poi quelli che più facilmente restavano impigliati nell’internment, e che dal canto loro potevano però contare sull’appoggio dei Provos, l’ala più dura dell’Ira, un esercito repubblicano e clandestino da anni in lotta per l’indipendenza dell’Irlanda dalla corona britannica).

Quella mattina del 30 di gennaio del 1972, per sgominare quella banda di teppisti scese dal cielo una compagnia del Reggimento dei paracadutisti, che, così pare, non erano mai stati impiegati prima in missioni di mantenimento dell’ordine pubblico, e che erano casualmente armati con fucili automatici calibro 7,62.

E poi, la compagnia del Reggimento di paracadutisti impreparati e armati fino ai denti bisognava mandarla a mantenere l’ordine proprio il giorno in cui avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione anti-internment?

- Si – rispondono da Londra – altrimenti quando?
- Eh, magari un altro giorno, no?
- Macchè!

E infatti, ad un certo punto… spari, a centinaia: a destra e a manca, di sopra e di sotto… e anche di dietro, come quelli che raggiunsero Paddy Doherty, un ragazzino di quindici anni, colpito ai glutei mentre fuggiva, e come quegli altri che invece si ficcarono dritti dritti tra le scapole di Barney McGuigan, un pittore disoccupato di 41 anni, che sventolando un fazzoletto bianco aveva pensato:

- Bhe, mi sa che mi tocca proprio andare a raccattare quel ragazzino di quindici anni, prima che i soldati sbaglino un’altra volta, e anziché sparare in aria facciano ancora fuoco ad altezza d’uomo!

Allora, si avvicinò a Paddy, sempre sventolando il fazzoletto bianco, ma sfortunatamente i soldati sbagliarono di nuovo: lo colpirono alla schiena e, sempre sfortunatamente, Barney morì. Mannaggia!

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Oltre a McGuigan, quella mattina morirono altre dodici persone. Un’altra spirò qualche tempo dopo in seguito alle ferite riportate, e un mucchio di altra gente tornò a casa bucherellata un po’dappertutto.

- Non lo abbiamo fatto apposta – dissero i parà – ci hanno sparato addosso e noi abbiamo soltanto risposto.

Niente di più falso! O almeno a questo risultato si è giunti a ormai trentacinque anni di distanza, sebbene la commissione d’inchiesta governativa, affidata a Lord Widgery immediatamente dopo l’accaduto, non comminò alcuna condanna, appoggiando in un certo senso la tesi difensivista dei militari. Nessuna responsabilità penale, dunque.

Fatto sta che la vicenda diede adito ad una grande ondata di dietrologia che contemplava, per esempio, l’ipotesi di una trattativa tra il governo londinese ed i più alti rappresentanti dell’Ira nell’istituzione della commissione Widgery, la cui elargizione diffusa di impunità nei confronti dei soldati coinvolti spiegherebbe le successive azioni militari (e indi, per l’ipotesi di cui sopra ritorsive) da parte dell’esercito clandestino repubblicano.
Un’altra versione dei fatti prendeva invece in considerazione la possibile premeditazione del Bloody Sunday, atta a determinare una diffusa e generale reazione emotiva che giustificasse a sua volta un’azione repressiva definitiva.
Ma sono congetture; forse.

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Ma chi fu il primo musicista ad esprimersi su questa vicenda? Il primo a farne una canzone? Il primo a cantarla con una melodia sinuosa che, assieme all’argomento trattato, forma un ossimoro destabilizzante?

Uno a caso: John Lennon. Esattamente nel 1972, con Sometime in New York City, settimo album dell’ex Beatle – uscito appena sei mesi dopo quella domenica di gennaio – che contiene appunto Sunday Bloody Sunday. E’ una specie di funky-soul, con tanto di assolo di sax e di chitarra elettrica, e con un coro finale alla Give peace a chance, che sfuma e poi risale dal silenzio di una traccia che sembra finita e invece riparte dal nulla. “Le grida di tredici martiri riempirono l’aria della Libera Derry” ci urla John, che ancora non poteva sapere che le vittime sarebbero state quattordici. E poi osserva: “non un soldato sanguinava quando inchiodarono i coperchi delle bare”.

Poi, ad un certo punto, nel 1982, arriva quel gran genio del mio amico, che a distanza di dieci anni ancora non ci vuole credere: “Non riesco a credere alle notizie oggi. Non posso chiudere gli occhi e farle andare via”. E’ Bono Vox, uno che scrive e che canta; uno che all’epoca dei fatti aveva undici anni e stava a Dublino, non troppo distante dall’angolo degli incazzati.

Sunday Bloody Sunday (clicca sul titolo per ascoltarla), gli U2 la eseguirono per la prima volta live. Era il dicembre del 1982, ed erano a Belfast, giustappunto nell’Irlanda del Nord. Nel presentare il brano al pubblico, Bono disse che se la canzone non fosse piaciuta, non l’avrebbero suonata, mai più”. Ma quando The Edge vibrò sulle sue corde l’ultimo colpo di plettro, la gente che era stata ad ascoltare era un solo coro ed un susseguirsi all’unisono di mani scroscianti. Poi, nel marzo del 1983, uscì War, e Sunday Bloody Sunday ne divenne la prima traccia.

Ora sono passati trentacinque anni da quel 30 di gennaio. La commissione d’inchiesta esiste ancora, è guidata da Lord Saville di Newdigate, e avrebbe dovuto redigere entro la fine del 2005 una relazione finale che tuttora la gente aspetta. Non esistono colpevoli, non esistono responsabili, non esistono mandanti né cause scatenanti ed ufficiali. Solo una domanda, ed è quella che ancora oggi Bono urla ad ogni concerto: “Per quanto, per quanto dovremo cantare questa canzone?”

FACCIONE BEVI UNA PINTA……

inserito in varie | 3 commenti »

3 chiacchiere

  1. toki dice che:

    Grande Andrewxone, gagio irlandese :)

    Ho trovato una bella poesia per te, si intitola “Butcher’s Dozen”, di Thomas Kinsella. E’ un po’ lunga, quindi ti metto solo l’inizio, ma ti consiglio proprio di andartela a leggere…

    I went with Anger at my heel
    Through Bogside of the bitter zeal–
    Jesus pity!–on a day
    Of cold and drizzle and decay.
    A month had passed. Yet there remained
    A murder smell that stung and stained.
    On flats and alleys –over all–
    It hung; on battered roof and wall,
    On wreck and rubbish scattered thick,
    On sullen steps and pitted brick.
    And when I came where thirteen died
    It shrivelled up my heart. I sighed
    And looked about that brutal place
    Of rage and terror and disgrace.
    Then my moistened lips grew dry.
    I had heard an answering sigh!
    There in a ghostly pool of blood
    A crumpled phantom hugged the mud:…

    il resto lo trovi in questo sito: http://www.usm.maine.edu/~mcgrath/poems/butchrs.htm

  2. Gaba dice che:

    Grazie Gagio, ci riporti un poco di attenzione su cosa significa il diritto di libertà, che noi diamo sempre per scontato!
    Ps: una considerazione (sono la Simo): Bono ci ha sempre tenuto a specificare che mai ha voluto con quella canzone prendere una posizione a priori pro-irlanda. Quella canzone è contro ogni azione di violenta in nome di un’ideologia politica, tant’è vero che in successive occasioni, in cui l’IRA si era fatta promotrice di atti sanguinari, ha voluto ricantarla in concerto per affermare lo sgomento anche in quel caso, pur non avendo mai nascosto la sua vicinanza con le ragioni indipendentiste moderate irlandesi

  3. McAndrew dice che:

    GRANDE SIMO QUANDO TI SPOSI MI METTO IL KILT SENZA MUTANDE SOTTO E TI CANTO UNA CANZONE DI BONO………

orsù, entra in scivolata col tuo pensiero:

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