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	<title>Commenti a: Speranze danesi</title>
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	<description>Sito ufficiale del &#34;Gruppo Faccioni&#34; - Quartiere Bronx Vigne di Cesena - Magna Romagna</description>
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		<title>Di: gibus</title>
		<link>http://www.faccioni.org/blog/2009/03/02/503/comment-page-1/#comment-2897</link>
		<dc:creator>gibus</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 14:51:38 +0000</pubDate>
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		<description>Il mio Eden? Una birra media, una fiorentina di brontosauro ed un filo di sole in una fredda giornata invernale: notate qualche similitudine?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio Eden? Una birra media, una fiorentina di brontosauro ed un filo di sole in una fredda giornata invernale: notate qualche similitudine?</p>
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		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.faccioni.org/blog/2009/03/02/503/comment-page-1/#comment-2887</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 16:24:31 +0000</pubDate>
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		<description>Certamente! E&#039; che pensavo che, se anche noi mettessimo delle bandierine sulle merde che i nostri cani lasciano per strada, rischieremmo di disboscare le magiche, fiorenti e invidiabili foreste nordiche. Sai quante le persone che, fraintendendo completamente questa allarmante richiesta di civiltà, si divertirebbero a far cacare per strade, viali, portici, sagrati i nostri altrimenti igienici cani, addobbando le loro deiezioni con festanti vessilli tricolore...da noi diventerebbe una moda e un tipico dolcetto tradizionale. La nostra spiccata sensibilità ricamerebbe da uno dei 360 peninsularissimi giorni dell&#039;anno un FECI DEI: il giorno (day, all&#039;italiana) della merda o della divin merda; all&#039;uopo beatificata e santificata. Che non si debba dire che siamo nella merda...o se proprio dobbiamo, che almeno profumi o sia in odore di...santità!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certamente! E&#8217; che pensavo che, se anche noi mettessimo delle bandierine sulle merde che i nostri cani lasciano per strada, rischieremmo di disboscare le magiche, fiorenti e invidiabili foreste nordiche. Sai quante le persone che, fraintendendo completamente questa allarmante richiesta di civiltà, si divertirebbero a far cacare per strade, viali, portici, sagrati i nostri altrimenti igienici cani, addobbando le loro deiezioni con festanti vessilli tricolore&#8230;da noi diventerebbe una moda e un tipico dolcetto tradizionale. La nostra spiccata sensibilità ricamerebbe da uno dei 360 peninsularissimi giorni dell&#8217;anno un FECI DEI: il giorno (day, all&#8217;italiana) della merda o della divin merda; all&#8217;uopo beatificata e santificata. Che non si debba dire che siamo nella merda&#8230;o se proprio dobbiamo, che almeno profumi o sia in odore di&#8230;santità!</p>
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		<title>Di: toki</title>
		<link>http://www.faccioni.org/blog/2009/03/02/503/comment-page-1/#comment-2885</link>
		<dc:creator>toki</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 22:53:53 +0000</pubDate>
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		<description>:) ovviamente non volevo nemmeno ridere degli italiani (come non volevo ridere dei danesi)... ho solo trovato l&#039;articolo particolarmente ironico e divertente. il fatto poi che io adori la geniale razionalità (o razionale genialità) dei nordici, nulla toglie alla genialità degli italiani, il mio non era un paragone :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.faccioni.org/blog/smilies/msn_smiley.png' alt='&#58;&#41;' class='wp-smiley' width='21' height='21' title='&#58;&#41;' /> ovviamente non volevo nemmeno ridere degli italiani (come non volevo ridere dei danesi)&#8230; ho solo trovato l&#8217;articolo particolarmente ironico e divertente. il fatto poi che io adori la geniale razionalità (o razionale genialità) dei nordici, nulla toglie alla genialità degli italiani, il mio non era un paragone <img src='http://www.faccioni.org/blog/smilies/msn_smiley.png' alt='&#58;&#41;' class='wp-smiley' width='21' height='21' title='&#58;&#41;' /></p>
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		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.faccioni.org/blog/2009/03/02/503/comment-page-1/#comment-2884</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 18:58:45 +0000</pubDate>
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		<description>Beh! E&#039; facile ed è logico! Se pensi e ti prepari al peggio, tutto ciò che è minimamente al di sopra della catastrofe è l&#039;estasi, l&#039;esaltazione più totale, l&#039;Eden assoluto; per chi è abituato, poi, nella vita di tutti i giorni, ad incontrare usi e costumi civili e una certa forma di rispetto per l&#039;individuo, la cosa si fa ancora più semplice. Diciamo che decido di girare per strada, penso che qualcuno possa investirmi, allo stesso tempo so che la percentuale di successo della mia previsione è molto scarsa;  questa è la felicità del danese, una felicità calcolabile, quasi matematica. l&#039;italiano, invece, si sveglia la mattina, ringraziando il cielo, attraversa la strada e si ripromette di accendere un cero alla Madonna, qualora riesca a sopravvivere al resto della giornata; va al lavoro pregando che il computer non gli dia alcun problema; inserisce la monetina nella macchinetta del caffè, sperando che gli dia il resto...e siamo solo all&#039;inizio di una serie di piccoli pensieri e sottili staffilate emotive che minano qualsiasi tipo di pensiero razionale e qualsivoglia previsione algebrica. Con ciò non voglio dire che l&#039;italiano non sia felice; anzi, seguendo questo tipo di ragionamento, l&#039;italiano è ancora più felice del danese, perchè la sua felicità non è di tipo matematico (fortemente prevedibile), ma provvidenziale (o previdenziale): l&#039;italiano è felice per bontà divina, per volere della fortuna, di contingenze astrologiche e non astronomiche, di movimenti siderali e rivoluzioni planetarie insondabili. Tutta questa felicità, ben superiore a quella danese, però ha le ali fragili, della stessa consistenza di quelle del buon vecchio Icaro, che ha osato godere del suo momento estatico al di sopra dell&#039;ostico labirinto elaborato dal padre, ma che è votato al precipizio, alla caduta... e quando l&#039;italiano cade, fa una botta grossa e ti chiama pure, per sentire il rumore che la sua catastrofica deflagrazione produce (come il disabile della barzalletta rimasto intrappolato nei binari del treno: - casellante! Vin a sintì che bota!-). Caduta o successo che sia, l&#039;italiano lascia di se una traccia, magari senza il desiderio di volerlo fare, come espressione della sua necessità di farlo o impossibilità di fare altrimenti, che lo rende unico, eccezionale, a tratti desiderabile, non acquistabile, nè calcolabile, ma geniale, imprevedibile, rivoluzionario, capace di cambiare le cose nel bene o nel male, grazie ad una spinta quasi istintiva, un&#039;energia primigenia capace di cambiare le sorti del mondo e dell&#039;umanità intera in ogni campo e in ogni disciplina. Quale danese avrebbe il corraggio di disprezzare un Leonardo da Vinci o un Galileo Galilei, un Dante o un Caravaggio, un Michelangelo o un Canova solo per il fatto stesso di essere eccellenti, eccentrici, fuori della norma...quale danese avrebbe il coraggio di non apprezzare Kierkegaard, il danese che ha avuto il coraggio di affermare che Abramo è forse l&#039;unico vero grande uomo di fede, liquidando i mediocri preticelli della domenica come persone inani e impotenti dal punto di vista spirituale? La mia non è una difesa dell&#039;italiano che, poveretto, negli ultimi tempi ha fatto della necessità un vizio e non una virtù, ma di tutti gli uomini di genio, i grandi spiriti, senza i quali il mondo sarebbe un&#039;uniforme notte, dove tutte le vacche sono nere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh! E&#8217; facile ed è logico! Se pensi e ti prepari al peggio, tutto ciò che è minimamente al di sopra della catastrofe è l&#8217;estasi, l&#8217;esaltazione più totale, l&#8217;Eden assoluto; per chi è abituato, poi, nella vita di tutti i giorni, ad incontrare usi e costumi civili e una certa forma di rispetto per l&#8217;individuo, la cosa si fa ancora più semplice. Diciamo che decido di girare per strada, penso che qualcuno possa investirmi, allo stesso tempo so che la percentuale di successo della mia previsione è molto scarsa;  questa è la felicità del danese, una felicità calcolabile, quasi matematica. l&#8217;italiano, invece, si sveglia la mattina, ringraziando il cielo, attraversa la strada e si ripromette di accendere un cero alla Madonna, qualora riesca a sopravvivere al resto della giornata; va al lavoro pregando che il computer non gli dia alcun problema; inserisce la monetina nella macchinetta del caffè, sperando che gli dia il resto&#8230;e siamo solo all&#8217;inizio di una serie di piccoli pensieri e sottili staffilate emotive che minano qualsiasi tipo di pensiero razionale e qualsivoglia previsione algebrica. Con ciò non voglio dire che l&#8217;italiano non sia felice; anzi, seguendo questo tipo di ragionamento, l&#8217;italiano è ancora più felice del danese, perchè la sua felicità non è di tipo matematico (fortemente prevedibile), ma provvidenziale (o previdenziale): l&#8217;italiano è felice per bontà divina, per volere della fortuna, di contingenze astrologiche e non astronomiche, di movimenti siderali e rivoluzioni planetarie insondabili. Tutta questa felicità, ben superiore a quella danese, però ha le ali fragili, della stessa consistenza di quelle del buon vecchio Icaro, che ha osato godere del suo momento estatico al di sopra dell&#8217;ostico labirinto elaborato dal padre, ma che è votato al precipizio, alla caduta&#8230; e quando l&#8217;italiano cade, fa una botta grossa e ti chiama pure, per sentire il rumore che la sua catastrofica deflagrazione produce (come il disabile della barzalletta rimasto intrappolato nei binari del treno: &#8211; casellante! Vin a sintì che bota!-). Caduta o successo che sia, l&#8217;italiano lascia di se una traccia, magari senza il desiderio di volerlo fare, come espressione della sua necessità di farlo o impossibilità di fare altrimenti, che lo rende unico, eccezionale, a tratti desiderabile, non acquistabile, nè calcolabile, ma geniale, imprevedibile, rivoluzionario, capace di cambiare le cose nel bene o nel male, grazie ad una spinta quasi istintiva, un&#8217;energia primigenia capace di cambiare le sorti del mondo e dell&#8217;umanità intera in ogni campo e in ogni disciplina. Quale danese avrebbe il corraggio di disprezzare un Leonardo da Vinci o un Galileo Galilei, un Dante o un Caravaggio, un Michelangelo o un Canova solo per il fatto stesso di essere eccellenti, eccentrici, fuori della norma&#8230;quale danese avrebbe il coraggio di non apprezzare Kierkegaard, il danese che ha avuto il coraggio di affermare che Abramo è forse l&#8217;unico vero grande uomo di fede, liquidando i mediocri preticelli della domenica come persone inani e impotenti dal punto di vista spirituale? La mia non è una difesa dell&#8217;italiano che, poveretto, negli ultimi tempi ha fatto della necessità un vizio e non una virtù, ma di tutti gli uomini di genio, i grandi spiriti, senza i quali il mondo sarebbe un&#8217;uniforme notte, dove tutte le vacche sono nere.</p>
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